Vivaldi e le putte di coro

 La Venezia del prete rosso e gli Ospedali veneziani

Venezia, meravigliosa, magica, sublime Capitale e straordinaria potenza economica per molti secoli, vive nel ' 700 la sua decadenza e con essa i momenti di più intenso e spettacolare splendore.

“A Venezia la musica è un’incredibile passione” (De Brosses),  invidiata e studiata in tutta Europa. Quattro grandi Conservatori nacquero come dipendenze degli Ospedali cittadini. Il solo fatto di aver studiato o suonato a Venezia garantiva a molti musicisti scritture e fama in tutto il continente.

Gli Ospedali veneziani, quattro grandi istituzioni uniche al mondo, (la Pietà, l’Ospedale dei Mendicanti, quello dei Derelitti o Ospedaletto e l’Ospedale degli Incurabili), rappresentavano dei luoghi in cui alla cura dei corpi si affiancava l’attenzione alla cura delle anime. Né conventi, né vere scuole di musica, gli Ospedali rappresentano istituzioni molto originali che associavano ragazze e donne di diversa estrazione sociale cui erano affidati compiti e percorsi differenziati. Al loro interno, oltre alle malate, venivano accolte  piccole orfanelle, o bambine provenienti dalle famiglie povere della Repubblica, o bambine “esposte”, delle quali non si conoscevano i genitori.

Gli Ospedali si mantenevano attraverso le donazioni e la beneficenza. Le più importanti famiglie patrizie veneziane si occupavano di mantenere in vita  questi luoghi. Una imponente organizzazione educativa permetteva alle sfortunate ospiti degli Ospedali di imparare a leggere e a scrivere e di apprendere i mestieri. Ma i consigli direttivi identificavano nell’arte dei suoni il modo migliore, oltre che per glorificare e rendere grazie a Dio,  per attirare nuovi finanziatori, affascinati dall’eccellente livello musicale raggiunto. In siffatte istituzioni, quindi, il potere della musica era assoluto, e le ospiti si distinguevano tra musiciste e operaie.

 Le figlie di coro o “Putte”

A tutte le bambine dotate venivano insegnate le basi della musica, fino ai sedici anni, poi solo quelle fornite di vero talento entravano nella classe delle “profitienti” , fino ad arrivare al ruolo di soliste che le portava a viaggiare, godere di privilegi all’interno degli Ospedali e di fama all’esterno,oltre che a ricevere migliori stipendi, o di “maestre” delle altre musiciste.

Gli Ospedali vennero nel Settecento a costituire Scuole così prestigiose che anche le famiglie importanti chiedevano che le loro figlie fossero ivi accolte: in questo caso, si trattava di  allieve paganti, strumentiste o coriste, dette “ figlie a educazione o a spese”.

Qui ( a Venezia ) la musica senza confronti è quella degli Ospedali.

 Ve ne sono quattro, tutti popolati di fanciulle bastarde, oppure orfane, oltre a quelle che i genitori non sono in grado di mantenere. Esse sono allevate a spese dello stato ed esercitate unicamente ad eccellere nella musica. Perciò cantano come angeli e suonano il violino, il flauto, l'organo, l'oboe, il violoncello e il fagotto; insomma non c'è strumento, per quanto grosso, che riesca ad intimidirle. Vivono in clausura come le monache. Soltanto loro partecipano alle esecuzioni ed ogni concerto può contare su di una quarantina di ragazze”. (C. de Brosses, 1739)

Si parla qui delle figlie di Coro.

L’Europa intera accorreva per ascoltare i suoni di rara bellezza delle “Putte di Coro” e ne subiva l’incanto e la fascinazione.

 “Quello che mi dava fastidio erano le grate che lasciavano passare i suoni ma impedivano la vista di quegli angeli di bellezza… Il Signor Le Blond, che sapeva il mio desiderio mi presentò una dopo l'altra quelle cantanti celebri di cui non conoscevo che la voce e il nome. “Venite, Sofia…” era orribile. “Venite, Caterina”, era guercia. “Venite, Bettina”, il vaiolo l'aveva sfigurata. Quasi nessuna era priva di qualche grave difetto. Le Blond rideva crudelmente della mia sorpresa. Ero desolato. Durante il pranzo le ragazze si animarono e diventarono allegre.

La Bruttezza non esclude la grazia, e loro ne avevano. Pensavo: non si può cantare così senz'anima: e loro ne hanno. Infine mi abituai talmente alla loro vista, che uscii di lì che ero innamorato di quasi tutte quelle bruttezze”.

J.J. Rousseau

 “Ci sono a Venezia conventi di donne, dove queste suonano l'organo e altri strumenti, e cantano così meravigliosamente che in nessun'altra parte del mondo si potrebbero trovare canti così dolci e armoniosi”.

Peter Andreevic Tolstoj

Il Prete Rosso

L'incarico come “Maestro de’ concerti” all'ospedale  della Pietà, il più grande e prestigioso dal punto di vista musicale, venne assolto per circa quaranta anni, all’inizio del XVIII secolo, da una figura straordinaria.

Uno dei più sublimi genii musicali della storia dell’umanità.

Il suo nome : Antonio Lucio Vivaldi.

Violinista impressionante, capace di finezze, artifici, virtuosismi dinamici e tecnici veramente scioccanti. Compositore di creatività e natura unica, si vantava di poter scrivere una nuova partitura più velocemente di quanto un copista richiedesse per farne le parti. Prete ma uomo in odore di zolfo, persona dai costumi morali dubbi e impresario avido e determinato, Vivaldi incarna perfettamente la natura veneziana del '700 con le sue straordinarie contraddizioni, l'entusiasmo malato e decadente, la religiosità fanatica ma profondamente corrotta, l'attrazione adrenalinica  per il rischio,

il bisogno irrefrenabile di godere della vita, l' immaginazione ispirata da un mondo così irreale e irripetibile.

 Il programma di concerto

 La devozione del “Santo Sepolcro: "…lo trovai immerso nella musica e con in mano il breviario. Egli si alza, fa il segno della croce in lungo e in largo…"(Goldoni)      

“La notte” con i suoi fantasmi,

la luminosità del canto di un “Gardellino”,

i fuochi d’artificio del concerto per oboe scritto “per l’orchestra di Dresda”

la sensualità  de “il Piacere”,

la teatralità e la forza drammatica de “la Tempesta di mare “,

sono sicuramente il modo migliore per descrivere, senza parole, la ricchezza della musica vivaldiana, scritta per essere eseguita dalle Putte di coro, e pensata per esaltare le qualità dei diversi strumenti solisti e il virtuosismo dei musicisti all’interno della forma Concerto.

Simone Toni

  Antonio Vivaldi (Venezia 1678-Vienna 1741)

 Sinfonia in si minore RV 169 (2 violini, viola e continuo)

“Al Santo Sepolcro”

Largo molto Allegro ma poco andante

 

Concerto in Fa maggiore  RV 455 (oboe, archi e continuo)

“ fatto per l’orchestra di Dresda “

 Allegro Largo Allegro

 

Concerto in do magg. RV 180  (per violino, archi e continuo )

“Il Piacere”

Allegro, Largo Cantabile, Allegro.

 

Concerto in sol minore RV 439 (fagotto, archi e continuo)

“La notte”

Largo Fantasmi: Presto, Largo, Andante, Presto, Il sonno: Largo, Allegro

 

Concerto in re maggiore RV 428 (flauto, archi , continuo )

“Il Gardellino”

Allegro Largo Allegro

 

Concerto in fa maggiore RV 570

 (flauto, oboe, violino, fagotto archi e continuo)

“La tempesta di mare”

Allegro Largo Allegro

 

Orchestra su strumenti d’epoca  Silete Venti!  Milano

 

Jana Semeràdovà                                              traversiere

Susanne Gruetzmacher                                       oboe

Meritxell Ferrer                                                  fagotto

Ayako Matzunaga                                              violino

Maestro di concerto: Simone Toni

Silete Venti! Milano