“Vivaldi e l’angelo d’avorio” recensito da Fabio Rizzi su Circuito Musica

Un disco che più di un disco è una storia mai raccontata prima.
Pubblicato da Fabio Rizzi il 16 maggio 2013 in Recensioni.

I concerti per oboe di Antonio Vivaldi li conoscono tutti, sono stati incisi più e più volte da tutti i più noti virtuosi dello strumento. Quando mi è stato chiesto di recensire questo nuovo disco di Simone Toni e della sua orchestra Silete Venti!, edito da Deutsche Harmonia Mundi, ho temuto per un attimo che avrei dovuto inventarmi qualcosa di nuovo da dire su una musica che di nuovo non poteva avere granché. Che gioia doversi rimangiare il misero pensiero!
Il Cd si presenta con una veste grafica elegante e subito affascinante, un packaging molto curato che non fa che esaltare la cura e la sensibilità impiegate da Barnaba Fornasetti nella realizzazione. Un oggetto davvero bello. In copertina, dove predomina con chiaro intento il rosso, si legge “ … l’angelo di avorio” e ci si trova ad inclinare la testa per fissare quegli occhi femminili che guardano lontano, dove il vero protagonista è invece lui: quell’oboe così unico nel bianco vestito e nella sezione ottagonale, manufatto unico e dalla fattura quasi magica, eburneo cantore intorno al quale aleggiano alchimia e mistero, un viso di putto sorride, ma “ … dovea essere il frutto d’un sabba, forgiato nelle viscere stesse del più cupo Averno … ”.
Leggendo le preziose note di Mario Marcarini, label manager di Sony Classica Italia, ci si tuffa a capofitto nella nebbia della laguna veneziana, dove intrighi, bocche di leone e sfuggenti figure notturne la fanno da padrone, dove “ … la musica penetra nei marmi di San Marco, impregnandoli, formando una segreta partitura che solo pochi eletti sanno percepire nelle notti in cui la nebbia confonde cielo e acqua … ”.
Simone Toni dev’esser chiaramente uno di questi fortunati. Non solo è riuscito a conquistare la fiducia di uno dei più grandi liutai viventi, le cui mani e il genio hanno creato la copia dell’Angelo di Avorio originale (un capolavoro realizzato da Johannes Maria Anciuti, conservato oggi a Parigi) che possiamo ascoltare in questa sublime registrazione effettuata nella meravigliosa Sagrestia della Chiesa di San Marco in Milano, ma è stato altresì ardito e grandioso nel cimentarsi, e con quali risultati, nell’esecuzione di questi concerti la cui difficoltà tecnica e interpretativa può far paura.
Questo Angelo di Avorio ha un suono assolutamente unico, nelle mani di Toni canta e grida, piange e salta, volteggiando a volte senza requie su quei pentagrammi che mai prima avevano conosciuto simili acrobazie. Si avverte il virtuosismo, è chiarissimo l’intento di un suono ricercato e volutamente “provocatorio”, sicuramente inusuale. I Silete Venti! sanno bene come rendere ogni emozione di queste partiture rivoluzionarie, in cui traspare l’inquietudine di un Vivaldi che si trova combattuto tra l’Angelo e l’Averno. La musica è a volte perfino violenta, percussiva, imprevedibile, un vortice in cui il suono crudo e vibrante, a tratti quasi sfacciato dell’oboe d’avorio spicca e incanta, lasciandoci poi ammutoliti nei dolcissimi e tormentati Adagi. I musicisti, bravissimi, godono della musica, è lampante. E chi ascolta non può fare altrimenti, una vera gioia per lo spirito e per gli occhi.
Un sentito ringraziamento personale a Simone Toni per aver condiviso la storia e le emozioni che hanno accompagnato la creazione di questo incredibile strumento, una testimonianza che non può che definirsi unica.

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